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Il fantasma dell'Opera
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Lon Chaney è Erik il fantasma dell'Opera
Titolo originale: The phantom of the Opera
Lingua originale: {{{linguaoriginale}}}
Paese: Stati Uniti d'America
Anno: 1925
Durata: 93 min
Colore: B/N colore
Audio: muto
Rapporto: {{{ratio}}}
Genere: horror
Regia: Rupert Julian e, non accreditati, Lon Chaney, Ernst Laemmle e Edward Sedgwick
Soggetto: Gaston Leroux (romanzo)
Sceneggiatura: Elliott J. Clawson, Raymond L. Schrock
Produttore: Carl Laemmle
Produttore esecutivo: {{{produttoreesecutivo}}}
Produttore associato: {{{produttoreassociato}}}
Casa di produzione: {{{casaproduzione}}}
Distribuzione (Italia): {{{distribuzioneitalia}}}
Storyboard: {{{nomestoryboard}}}
Art director: {{{nomeartdirector}}}
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Animatori: {{{nomeanimatore}}}
  • Lon Chaney: Fantasma
  • Mary Philbin
  • Norman Kerry
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Episodi:
Fotografia: Milton Bridenbecker, Virgil Miller, Charles Van Enger
Montaggio: Edward Curtiss, Maurice Pivar, Gilmore Walker
Effetti speciali:
Musiche: David Broekman, Roy Budd, Carl Davis, Gustav Hinrichs, Arthur Jentsch, Sam Perry, Domenico Savino, William Schiller, Philip Springer, Gabriel Thibaudeau, Rick Wakeman, Josiah Zuro
Tema musicale: {{{temamusicale}}}
Scenografia:
Costumi: {{{nomecostumista}}}
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Prequel: {{{nomeprequel}}}
Sequel: {{{nomesequel}}}
Si invita a seguire le linee guida del Progetto Film


Il fantasma dell'Opera è un film horror del 1925, diretto da Rupert Julian e, non accreditati, Lon Chaney, Ernst Laemmle e Edward Sedgwick. È stato riprodotto quattro volte: l'ultima versione è quella di Joel Schumacher del 2004.

Trama Modifica

Erik, musicista geniale ma deforme che vive nascosto nei sotterranei dell’Opera di Parigi, è pronto a tutto pur di portare al successo la giovane cantante Christine, di cui è segretamente innamorato.

Considerazioni Modifica

Questa prima trasposizione cinematografica del romanzo omonimo di Gaston Leroux è generalmente considerata una tra le più riuscite e suggestive.

Il regista resta vicino allo spirito della penna di Leroux (pur prediligendone i tratti più tenebrosi), dando vita ad un mondo oscuro e misterioso, evocando atmosfere gotiche che faranno scuola (influenzando tutti i grandi horror degli anni Trenta) in cui si fondono orrore e romanticismo. La sceneggiatura di Elliot J. Clawson e Raymond L. Schrock riprende con grande fedeltà le pagine del romanzo originale (prendendosi qualche licenza solo nel finale), limitandosi a sfrondarlo degli elementi meno essenziali per concentrarsi sulla componente gotico-orrorifica e romantica (ma trova anche spazio per la descrizione del mondo dell’opera e per gustosi siparietti semi-brillanti), con particolare attenzione alla figura del Fantasma, figura oscura e romantica in cui convivono malvagità quasi demoniaca e una commovente e tragica umanità.

Tra gli elementi più apprezzati del film, l’interpretazione di Lon Chaney, che offre quella che da molti è considerata una delle sue migliori prove d'attore, creando un personaggio destinato a restare fissato indissolubilmente nell’immaginario collettivo (sinonimo stesso di Fantasma dell’Opera almeno sino all’avvento di Michael Crawford).

Più che gli elementi orrorifici (che dovevano apparire realmente spaventosi negli anni Venti), lo spettatore contemporaneo può apprezzare la straordinaria forza evocativa e l’atmosfera inquietante e fantastica, fatta di candelabri, ragnatele, scenografie spettrali, ancor oggi intrigante ed efficace.

Tra le sequenze più celebri, quella in cui Christine scopre il volto di Erik mentre questi suona l'organo e l’ingresso del Fantasma al ballo mascherato da Morte Rossa (entrambe virate, rispettivamente in blu e in rosso).

Diverse scene sono state girate da Edward Sedgwick, altre dallo stesso Chaney. La versione del ’25 è andata perduta, mentre si conserva l’edizione sonora realizzata nel 1929 (in cui Chaney è doppiato da un altro attore) contenente nuove scene girate da Ernst Laemmle (con Mary Fabian al posto di Virginia Pearson nel ruolo di Carlotta).

Attualmente circolano diverse riedizioni (basate perlopiù su quella del ‘29), con vari tagli e aggiunte (di 95’, 107’, 106’, 101’ e 92’, quest’ultima, del 1995, è la più filologicamente corretta).

Nel 1998 è stato scelto per la preservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

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