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Il fantasma dell'Opera
Fantasma dell'opera cover
La copertina del libro
Titolo originale Le Fantôme de l'Opéra
Autore Gaston Leroux
Anno 1910
Genere Romanzo horror
Reperibilità Reperibile

Il fantasma dell'Opera (Le Fantôme de l'Opéra, 1910) è probabilmente il romanzo più popolare di Gaston Leroux, almeno dopo la saga del giovane giornalista Joseph Rouletabille.

L'autore Modifica

Per comprendere al meglio le atmosfere ed i contenuti di un romanzo a tratti rivoluzionario ed anticipatore, si danno qui alcune informazioni sullo scrittore parigino.

Nato il 6 maggio del 1868 nella capitale francese, Leroux studia giurisprudenza, per poi diventare avvocato il 22 gennaio del 1890: esercita la professione fino al 1893, quando inizia a scrivere i resoconti per i processi più importanti. In questa nuova veste di giornalista legale, collabora prima con l'Écho de Paris, quindi con le Matin, giornale per il quale usciranno la maggior parte dei suoi romanzi. Infatti, accortosi che i suoi resoconti si fanno sempre più teatrali ed appassionanti, decide di dedicarsi al feuilleton a tempo pieno, iniziando nel 1903 con la pubblicazione de La doppia vita di Théopraste Longuet.

Successivamente Leroux continua a realizzare resoconti giornalistici, anche da varie zone del mondo, per poi arrivare al vero successo con Il fantasma dell'Opera, romanzo nel quale convergono la sua passione per la musica ed il teatro, mentre la sua preparazione legale rendono il romanzo una sorta di poliziesco sui generis.

Il romanzo Modifica

L'esperienza di giornalista suggerisce a Leroux di ambientare il romanzo alcuni anni prima della sua pubblicazione (sotto il regno di Napoleone III) e, soprattutto, di documentarsi minuziosamente sull'ambientazione: il teatro dell'opera di Parigi.

Accurate, infatti, risultano le descrizioni delle sale, dei palchi, delle dinamiche del teatro e di molti altri particolari (alcuni aneddoti citati all'inizio della vicenda, ad esempio, sono basati su fatti reali, rendendo la vicenda nella sua interezza ancora più verosimile). A queste, poi, si aggiungono le descrizioni dei labirintici cunicoli e delle molteplici botole presenti nel teatro parigino: in questo Erik, il fantasma, signore delle botole, come viene più volte definito, e degli angoli più oscuri del teatro, è un genuino precursore sia dell'Uomo Ombra, personaggio radiofonico prima e dei pulp magazine poi, sia di Batman, l'oscuro vigilante ideato da Bob Kane, entrambi figure leggendarie, che sembrano apparire e scomparire attraverso botole nascoste nei vicoli cittadini.

A tutto ciò, poi, si aggiunge la sfida tra Erik e Raoul de Chagny per la conquista del cuore della bella Christine Daaé, che riprende non solo la favola La bella e la bestia, a causa della menomazione di Erik (in questo caso sembra che la bestia sia stata dall'autore scissa in due personalità differenti, Erik e Raoul), ma richiama alla memoria i tormenti patiti da Johnatan e Mina nella loro sfida contro il conte vampiro in Dracula. I due personaggi, descritti con tratti gotici, sono accostabili anche per quello che rappresentano: incarnazioni assolute del male e simboli stessi della morte (che Erik porta in volto, anticipando, in questo, lo Spawn di McFarlane), pur se Erik vive la sua condizione in maniera molto più drammatica. Alla fine, la redenzione conclusiva di Erik che lascia i due giovani liberi di vivere il proprio amore, sembra in realtà essere ripresa da Francis Ford Coppola in Dracula di Bram Stoker del 1992, film nel quale Coppola sembra fondere i due personaggi regalando, a differenza di Stoker, una redenzione conclusiva a Vlad Ţepeş nel momento della sua morte.

Non mancano, infine, le scene umoristiche, recitate dai personaggi di contorno (comprimari), che alleggeriscono sapientemente la tensione della vicenda, come ad esempio le ballerine che battono i denti al solo nominare il fantasma, o i due nuovi direttori che, anche di fronte all'evidenza, si ostinano a negare l'esistenza di Erik, dando così origine a divertenti siparietti, soprattutto con mamma Giry, maschera del palco n.5, il palco del fantasma.

La storia del fantasma Modifica

Con una soluzione spesso cara a Lovecraft, che aveva una narrazione quasi giornalistica, o, in ambito giallistico, anche da Edgar Wallace, Leroux introduce il lettore nella vicenda come se questa fosse realmente accaduta, ma che solo ora può essere rivelata.

Dopo gli opportuni ringraziamenti alla direttore suo contemporaneo, Leroux racconta un'avventura sostanzialmente suddivisa in due parti: nella prima la vicenda si evolve in maniera misteriosa ed oscura, con il mistero dell'orrore e del fantasma dell'opera appena accennato, raccontato con toni leggendari ed increduli, facendo diventare Christine, agli occhi di Raoul, preda della follia per seguire una fantomatica leggenda che ha utilizzato la sua ingenuità per i suoi oscuri progetti; nella seconda parte, infine, l'orrore viene affrontato e chiarito, ed infine sconfitto dal coraggio e dall'amore. Le due parti sono idealmente separate da un breve periodo di tregua concesso da Erik ai due giovani innamorati, che, un po' come Romeo e Giulietta sono presi tra due fuochi, che si frappongono al loro amore: da un lato Erik, il mostro egoista ed il genio della musica, un reietto della società; dall'altro la società stessa, che a causa delle sue convenzioni (un nobile non può sposare una cantante!) si oppone non solo ad Erik stesso, ma anche all'unione di Raoul e Christine.

La vicenda, dopo il cambio nella direzione del teatro, si dipana tra i ricatti di Erik ai direttori, che si oppongono fermamente al fantasma e ne ricevono solo fastidi (la morte di un inserviente, la brutta figura di una cantante, la morte di uno spettatore), ed il suo desiderio di portare Christine alle più alte vette del canto, per poi tenerla con sé, sua sposa per sempre, a cantare la grande opera che sta componendo da una vita, ormai prossima alla conclusione. Come detto anche Raoul opporrà tutto se stesso ad Erik, ma soprattutto opporrà il suo amore alla pietà che naturalmente la bella Christine nutre verso un reietto della società come Erik.

Raoul de Chagny Modifica

Timido visconte de Chagny, Raoul è l'idealista amico d'infanzia di Christine, la cui vita sociale sarebbe molto povera senza l'aiuto del fratello maggiore. Proprio la sera dell'avvicendamento dei direttori dell'Opera, il giovane Raoul si trova tra gli spettatori che assistono all'altisonante esordio canoro della bella e brava Christine Daaé. Già innamorato sin dall'infanzia, il rivederla dopo anni ne risveglia la vecchia passione, rendendola sempre più forte, al punto di sfidare il fantasma nel suo stesso terreno (i sotterranei del teatro), pur di liberare Christine dalla prigionia cui è costretta da Erik. Raoul, in un certo senso, compie materialmente quella discesa nel cuore di Christine che, dichiarando apertamente il suo amore (corrisposto), non era riuscito a compiere a causa della presenza di Erik, del suo sogno e del suo incomprensibile potere sull'amata.

Christine Daaé Modifica

Piccolo talento della musica lirica, Christine è la figlia di un violinista svedese, che prima di morire la lascia in custodia ad un'amica di famiglia. Cresciuta all'ombra della leggenda dell'Angelo della Musica, Christine, senza alcuna protezione, cade preda degli intrighi di Erik, divenendone oggetto di ossessione amorosa e valvola di sfogo per la sua rabbia ed il suo odio contro il genere umano.

In lei l'amore per Raoul e la pietà verso Erik convivono e lottano contemporaneamente: sono i due elementi cardine di tutta la vicenda, che, uniti alla passione per la musica (Leroux, infatti, non perde occasione per citare varie opere liriche, descrivendone quasi le stesse note), rendono il romanzo una allegoria stessa della vita ed una originale rivisitazione del soggetto di base del Gobbo di Notredame di Victor Hugo. Sebbene possa apparire superficiale nel rifiutare l'amore sincero che Erik cela dietro le sue orrende fattezze è mossa da una profonda pietà nei suoi confronti e prova compassione per un uomo che Dio ha creato così orribile eppure così sublime.

Il Persiano Modifica

Il daroga di Mazenderan, è lui a portare Erik a palazzo per divertire la piccola sultana annoiata, e lui che lo aiuta in seguito a fuggire (dopo che il sultano aveva emesso la sua condanna a morte)perdendo così tutti i suoi beni e, costretto all'esilio, si rifugia in Francia. Lavora nel palazzo dell'Opera, dove reincontra Erik e,conoscendo il suo genio,cerca di scoprire i suoi trucchi, i suoi passaggi segreti e l'ingresso della Casa del Lago. Sarà grazie a lui che il conte di Chagny riuscirà a raggiungere Christine nella dimora del fantasma.

Erik, il fantasma dell'Opera Modifica

Erik è il personaggio chiave della vicenda. Le sue origini sono confuse anche se nel romanzo si rammenta l'oriente. Nato con il volto sfigurato , fin da piccolo iniziò a coprirsi con una maschera che rendeva il suo volto simile ad un teschio. Nei pochi flashback della sua vita si scopre che è un abile utilizzatore del laccio del Punjab (un'arma orientale con il quale strangolava i nemici). Personaggio dalle mille abilità è anche un formidabile costruttore in quanto pare che lui stesso abbia contribuito alla costruzione dell'Opera e dei vari passaggi segreti.

I sotterranei dell'Opera, i cunicoli, etc., sono la sua dimora dalla quale può vedere e sentire tutto. Ma la sua deformità è per lo meno ripagata da un talento eccezionale nel canto,la sua voce può essere grave o acuta a suo piacimento ed è grazie a questa dote che ammalierà la giovane cantante Cristine (cosa che riesce a fare anche grazie alle sue capacità di ventriloquo, è infatti il migliore ventriloquo del mondo).

Nei sotterranei lavora incessantemente al suo lavoro finale: Il Don Giovanni trionfante,e mentre compone possono passare molti giorni senza che lui tocchi cibo o dorma. Senza dubbio il personaggio più affascinante ed intrigante del romanzo,la sua personalità è un puzzle di emozioni difficile da comporre. Spietato e vendicativo ma anche dolce e amorevole. Chi è in fondo Erik se non un povero uomo che soffre per odio.

 

Cinema Modifica

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